Il Regno Unito sta collaborando con altre nove nazioni europee – tra cui Germania, Norvegia e Paesi Bassi – in un accordo storico per espandere la produzione di energia eolica offshore nel Mare del Nord. L’iniziativa mira a rafforzare l’indipendenza energetica e a ridurre la dipendenza dai volatili mercati dei combustibili fossili.
Infrastruttura condivisa, vantaggi condivisi… e rischi potenziali
Un aspetto chiave di questa collaborazione è la costruzione di cavi elettrici sottomarini (interconnettori) che collegheranno direttamente i parchi eolici in più paesi. Questo è senza precedenti; attualmente i cavi collegano le reti nazionali, non i singoli parchi eolici. I sostenitori sostengono che ciò ridurrà i costi consentendo all’energia di fluire dove è più necessaria.
Tuttavia, questo sistema introduce anche un elemento competitivo: gli operatori dei parchi eolici potrebbero vendere elettricità al miglior offerente, facendo potenzialmente aumentare i prezzi quando la domanda aumenta. Questa dinamica richiede un’attenta supervisione per garantire la stabilità.
Contesto politico ed economico
Il ministro dell’Energia Ed Miliband impegnerà formalmente il Regno Unito nel progetto ad Amburgo, in Germania, con una data di completamento prevista per il 2050. Gruppi industriali come RenewableUK sostengono che l’accordo ridurrà i costi per i consumatori e aumenterà la sicurezza energetica. Al contrario, i partiti di opposizione avvertono che la rapida espansione dei parchi eolici potrebbe far lievitare le bollette energetiche.
Questo dibattito evidenzia una tensione più ampia: mentre le energie rinnovabili sono cruciali per la sostenibilità a lungo termine, il loro impatto economico a breve termine è un punto controverso. Il Regno Unito dispone già di dieci interconnettori con l’Europa e i dati suggeriscono che questi hanno fatto risparmiare ai consumatori 1,6 miliardi di sterline dal 2023 attenuando i picchi di prezzo.
Lezioni dalla Norvegia
La Norvegia fornisce un avvertimento. Le preoccupazioni sul potere di esportazione e sull’aumento dei prezzi interni hanno portato a nuove normative che limitano le vendite di elettricità quando l’offerta locale è a rischio e al rifiuto di una proposta di interconnessione con la Scozia. Ciò sottolinea la necessità di bilanciare la cooperazione internazionale con la sicurezza energetica nazionale.
Implicazioni geopolitiche
Il vertice affronterà anche le preoccupazioni relative alla sicurezza delle infrastrutture energetiche offshore, con la partecipazione della NATO e della Commissione europea in mezzo ai crescenti timori di sabotaggio. Ciò riflette una crescente consapevolezza che le risorse energetiche critiche sono vulnerabili all’instabilità geopolitica.
Concorrenza globale
L’impegno dell’Europa nei confronti dell’energia eolica contrasta con le critiche del presidente americano Donald Trump, che ha ripetutamente liquidato l’energia eolica come inaffidabile. La Cina è attualmente leader mondiale nella capacità eolica offshore (43 GW su 83 GW), seguita dal Regno Unito (quasi 16 GW). Il Regno Unito ha stipulato un contratto per ulteriori 20 GW, nonostante le critiche di alcuni partiti sul costo delle politiche di zero emissioni nette.
L’espansione dell’eolico offshore non è solo una transizione energetica, ma anche una corsa economica. Mentre il Regno Unito sta facendo progressi, il dominio della Cina evidenzia la necessità di investimenti e innovazione continui per mantenere la competitività.
L’iniziativa rappresenta un impegno continuo nei confronti dell’energia eolica, con l’impegno a sviluppare collettivamente 100 GW della capacità totale di 300 GW della regione entro il 2030. Si prevede che questo progetto fornirà 20 GW di tale capacità totale entro il 2030.
In definitiva, questo accordo rappresenta un passo pragmatico verso una maggiore indipendenza energetica e una cooperazione regionale, ma il suo successo dipende dalla capacità di superare le potenziali insidie delle dinamiche di mercato e delle tensioni geopolitiche.
