Innalzamento del livello del mare: stime esistenti fortemente sottostimate

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I livelli globali del mare sono significativamente più alti di quanto indicato da ricerche precedenti, a causa di un diffuso “punto cieco metodologico” negli studi sulla vulnerabilità costiera. Ciò significa che le inondazioni e l’erosione si verificheranno prima e in modo più grave del previsto, colpendo in particolare le regioni già ad alto rischio. Una nuova analisi rivela che circa il 90% delle ricerche sottoposte a revisione paritaria non tiene conto di variabili critiche come le correnti oceaniche, le maree, la temperatura, la salinità e gli effetti del vento. La sottostima media è compresa tra 24 e 27 centimetri.

La scala della sottovalutazione

Le implicazioni sono profonde: il numero di persone sfollate a causa dell’innalzamento del livello del mare entro il 2100 potrebbe aumentare fino al 68% – altri 132 milioni di persone a rischio di sfollamento. Le aree più vulnerabili includono il Sud-Est asiatico e l’Oceania, dove il livello del mare è, in media, un metro più alto di quanto si credesse in precedenza, e in alcune località, diversi metri più alto.

Questa discrepanza non è solo una questione di correzione accademica; ha un impatto sulla politica del mondo reale e sulla distribuzione degli aiuti. Come sottolinea Philip Minderhoud, i rappresentanti delle nazioni vulnerabili che cercano sostegno nelle riunioni globali possono imbattersi in valutazioni imprecise che minimizzano l’urgenza della loro situazione.

Perché le stime erano sbagliate? Il problema del geoide

La questione principale deriva dal modo in cui viene misurato il livello del mare. I ricercatori spesso si affidano al “geoide” – una forma irregolare che rappresenta il livello medio del mare – senza tenere conto delle variazioni localizzate. La rotazione della Terra, le anomalie gravitazionali e i fattori climatici come l’espansione termica fanno sì che i livelli effettivi del mare si discostino in modo significativo dal geoide.

Meno dell’1% degli studi ha calcolato correttamente gli attuali livelli del mare costiero, spesso a causa di incongruenze nel confrontare le misurazioni satellitari con modelli geoidi obsoleti o non corrispondenti. Questa non è semplicemente una svista tecnica: è un fallimento sistemico nell’integrazione dei dati tra le discipline. Scienziati del clima, geografi e scienziati ambientali devono lavorare in stretto coordinamento, come sottolinea Matt Palmer del Met Office.

La questione della giustizia climatica

Il problema è particolarmente acuto nei paesi a basso reddito. I dati sulle variazioni gravitazionali sono meno accurati in queste regioni, portando a sottostime ancora maggiori. Questa ingiustizia fa sì che le aree più vulnerabili all’innalzamento del livello del mare ricevano anche le valutazioni scientifiche meno accurate.

Joanne Williams del National Oceanography Centre del Regno Unito sottolinea l’importanza di misurazioni locali, a lungo termine e ben calibrate tramite i mareografi. Ampliare la raccolta dei dati nei paesi vulnerabili è fondamentale, non solo per la loro accuratezza, ma anche per garantire strategie eque di adattamento climatico.

In conclusione : la sottostima dell’innalzamento del livello del mare è una grave svista scientifica con conseguenze di vasta portata. Correggere questo errore non è solo questione di perfezionare i modelli, ma di garantire che l’azione per il clima sia fondata su dati accurati, soprattutto per le comunità più a rischio.